Dopo B. comunismo di centrodestra

Lettera pubblicata a pagina 19 de il Fatto Quotidiano

È avvenuta la rottura nell’asse Berlusconi-Fini, rottura tutta interna al loro partito. Una rottura da molti auspicata, ma probabilmente con la voce di chi ha solo voglia di gridare allo scandalo, di chi non ha la voglia o più certamente la forza di creare l’alternativa che serve alla penisola. Che si farà adesso? Con tutti i suoi difetti ed suoi loschi affari Berlusconi ha saputo governare poco e male il Paese, ma almeno lo ha governato. Per l’Italia non è il momento adatto per restare senza una guida: le serve un governo ed anche se si andasse ad elezioni anticipate, nel panorama politico italiano nessuno potrebbe formarne uno se non il solito Berlusconi. L’Italia nuovamente comunista quindi. E questo lo scenario che ci si aspetterebbe dalle elezioni anticipate: l’Italia governata dal comunismo di centrodestra. Gli ultimi fatti accaduti nel Pdl hanno dimostrato proprio questo volto dell’ala destra della politica italiana: il Popolo delle Libertà come popolo che non coltiva il consenso ma soffoca il dissenso. I segnali c’erano comunque tutti, il governo ci aveva già fatto capire questa sua linea di pensiero più e più volte. Pensiamo alle conferenze stampa dove l’accesso è consentito ai soli giornalisti amici, pensiamo alla repressione a L’Aquila, all’informazione deviata e pilotata dei vari telegiornali. La rottura è avvenuta. Le elezioni potrebbero arrivare entro il prossimo anno e nessun leader è pronto per sostituire Berlusconi. A questo punto la domanda è d’obbligo: non è meglio un leader di plastica e simil-comunista che un non-leader?

Matteo Mainardi, Radicali Marche

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