A.A.A. Cercasi politica

Articolo pubblicato a pagina 15 de il manifesto

Una giornata di walkaround intorno al Parlamento con Mina Welby e manifestazioni in tutta Italia dall’11 al 13 settembre. È la proposta dei comitati per l’Eutanasia Legale e dell’Associazione Luca Coscioni in risposta al silenzio del Parlamento sul fine vita. Dopo un anno dal deposito di una proposta di legge di iniziativa popolare, questo è il tentativo di dialogo tra i cittadini e una politica cieca e muta. La richiesta è quella del rispetto della legalità. Iniziando dal rispetto della Costituzione, da quell’art. 71 che prevede l’iniziativa delle leggi da parte del popolo, potere non interpretabile riducendolo al mero atto formale di poter depositare proposte. L’iniziativa delle leggi da parte del popolo è davvero tale soltanto se il Parlamento dedica un effettivo e pubblico dibattito alle proposte presentate, delle quali anche l’eventuale mancato accoglimento dovrebbe essere adeguatamente motivato attraverso il pubblico dibattito.

Di fronte a tale inosservanza costituzionale, a Montecitorio così come a Palazzo Madama, sembra non esserci un soggetto politico che si proponga di svolgere una funzione alternativa all’assetto dominante rispetto alla partecipazione popolare. Quell’assemblaggio di forze partitiche che oggi viene identificandosi con il termine “politica” costituisce una delle versioni, sempre meno distinguibili tra loro, del conservatorismo italiano.

Politica non più motore di cambiamento strutturale ma funzionale alla stagnazione dei diritti: preferibilmente con un’alternanza tra destra e sinistra, ma senza alternativa. È stato un lungo percorso quello che ha portato la politica italiana a rinunciare a sé stessa. Si dirà che così è per le tante ragioni storiche che hanno attraversato la Repubblica. Per le vittorie restauratrici che i partiti di massa hanno avuto sulle abrogazioni legislative richieste dagli italiani per via referendaria, per i limiti e gli interessi partitici che hanno logorato corpi militanti e gruppi dirigenti.

II rapporto tra cittadino e Stato è in crisi e a nulla sono serviti i moniti del Presidente della Repubblica. Sia sul fronte dell’inadeguatezza carceraria, così come sul fronte del diritti individuali: testamento biologico ed eutanasia, fecondazione eterologa e matrimonio egualitario. Una crisi che crea contraccolpi e degenerazioni etiche. Un’agonia, quella della politica, che decompone le basi del contratto tra Stato e cittadino, fino a spolparne ogni ragione e così rendendola superflua.

Matteo Mainardi

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