Perché oggi il Parlamento non ha discusso il Testamento Biologico?

Era il 4 febbraio dell’anno appena passato quando, con un colpo di mano dell’ultimo minuto finalizzato a scongiurare il dibattito sull’eutanasia che si sarebbe avviato in commissione congiunta qualche giorno dopo, la Commissione Affari sociali della Camera avviò la discussione sul testamento biologico. Ad un anno di distanza da quel momento e dopo un ciclo di audizioni degli esperti durato dodici sedute, il dibattito non è ancora approdato in Aula. Non solo: denunciando la mancanza di tempo per approfondire la questione (dopo un anno di discussione appunto), la Commissione ha chiesto un posticipo al 20 febbraio per portare l’articolato all’esame dell’Assemblea.

Il testo ancora in discussione in Commissione è frutto del lavoro di un comitato ristretto coordinato dalla relatrice Lenzi (PD) e presentato ai commissari il 7 dicembre, ossia il giorno in cui Renzi saliva al Colle per rassegnare le proprie dimissioni. Se il testo base è sicuramente un buon punto di partenza verso il rispetto delle volontà individuali, includendo tra i trattamenti sanitari rifiutabili anche idratazione e nutrizione artificiale, nonché prevedendo una forte vincolatività delle disposizioni, il vero pericolo è che tutto il percorso fatto finora venga vanificato dallo scioglimento del Parlamento. Ed è su questo pericolo che le forze proibizioniste impostano la loro azione ostruzionistica, cercando di allungare i tempi della discussione per poter far deragliare l’intero dibattito che, oltre alla Camera, dovrà affrontare un tortuoso iter in Senato.

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L’ultima settimana è stata intensa da questo punto di vista. Dei 288 emendamenti ammessi ne sono stati affrontati solamente 44, lasciando supporre che il 20 febbraio verrà chiesto un nuovo posticipo alla presidente Boldrini, tanto più che in questa settimana sono state previste soltanto due sedute in Commissione.

Pochi gli emendamenti approvati e tutti con una riformulazione della relatrice. Da evidenziare l’inserimento nel testo della “tutela della vita”, seppur nell’ambito del rispetto del consenso informato del paziente, e l’inclusione del partner unito civilmente, del convivente o di una persona di fiducia tra le persone che possono essere informate dal medico.

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La strada per l’approvazione di una buona legge è ancora lunga e, data la precarietà della legislatura, va affrontata a ritmi serrati. La scusa della “mancanza di tempo” per affrontare con cognizione di causa la discussione non può reggere. Il dibattito e gli approfondimenti sono in campo da quando Welby si rivolse al presidente Napolitano per sottolineare la necessità di una propria “morte opportuna”. Da allora sono passati 10 anni.

Continua nel frattempo l’attività di disobbedienza civile portata avanti da Marco Cappato, Mina Welby e Gustavo Fraticelli. Da marzo 2015 hanno aiutato con informazioni, assistenza logistica e finanziaria, 255 persone che volevano ottenere l’eutanasia. Tra queste persone Fabiano Antoniani, conosciuto come Dj Fabo, il cui appello è rimasto ancora senza risposta dalle istituzioni.

Articolo pubblicato sul mio blog nel sito dell’Associazione Luca Coscioni

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