Eutanasia legale: un impegno per la Legislatura

Articolo di Carlo Troilo pubblicato su MicroMega

Lunedì 22 inizierà a Massa Carrara il processo contro Mina Welby, imputata per aver accompagnato a morire in Svizzera Davide Trentini, un uomo di 53 anni malato di sclerosi multipla dal 1992. Trentini è morto il 13 aprile del 2017 a Basilea. Mina ha 81 anni ma continua a girare instancabilmente l’Italia per portare avanti le battaglie della Associazione Coscioni sui diritti civili, e in particolare sul diritto a quella che suo marito Piergiorgio definì “una morte opportuna”. Lei ed io, che la seguo a ruota come età, possiamo dire come Pertini: “Io non sono vecchio, sono longevo”.

Martedì 23 la Corte Costituzionale deciderà sulla questione di costituzionalità sollevata dalla Corte di Assise di Milano nel processo a Marco Cappato per la vicenda del DJ Fabo e relativa all’articolo 580 del codice penale che per i reati di istigazione e aiuto al suicidio prevede pene fino a 12anni.
L’invio alla Corte Suprema si è basato sulle motivazioni addotte dal collegio di difesa di Marco Cappato, coordinato da Filomena Gallo, segretario della Associazione Coscioni. Due i profili di incostituzionalità rilevati dai difensori di Cappato: condotte diverse quali l’aiuto e istigazione al suicidio (articolo 580 del codice penale) punite con la medesima pena; conseguente sproporzione della pena per l’aiuto al suicidio anche in assenza di istigazione (dai 6 ai 12 anni, come per l’istigazione).

Contro la decisione della Corte d’Assise di Milano di ricorrere alla Corte Costituzionale si è pronunciato il governo Conte con una memoria della Avvocatura dello Stato, che difende la costituzionalità del reato di aiuto al suicidio. Marco Cappato ha sottolineato che il governo non era tenuto a costituirsi. Ed ha aggiunto con molto aplomb: “Si tratta di una scelta discrezionale, e quella di costituirsi è una scelta politica anche se nel mitico contratto di governo non ci sono questi temi. È comunque del tutto legittimo e trovo che sia pubblicamente rilevante”.

Quale che sia la sentenza della Corte, questa è la Legislatura in cui, come Associazione Coscioni, ci impegneremo a fondo per avere finalmente una legge che legalizzi l’eutanasia, alla quale è favorevole, secondo le più recenti indagini demoscopiche, oltre il 70% dei cittadini italiani.

Siamo ripartiti con una serie di piccoli passi, che sintetizzo così:
–    Abbiamo avuto un incontro con il Presidente della Camera Roberto Fico, che ha voluto così rendere pubblica la sua disponibilità a sostenere la nostra proposta di legge di iniziativa popolare sulla eutanasia: una p.d.l. depositata nei due rami del Parlamento nel lontano settembre del 2013 con 67mila firme di cittadini/elettori e mai messa all’ordine del giorno nemmeno dalle commissioni competenti (del resto, la prima legge in favore della eutanasia è stata presentata nel lontanissimo 1985 da Loris Fortuna, “padre” del divorzio, e sono passati 12 anni dalla morte di Piergiorgio Welby, che pose con forza all’opinione pubblica e alla politica il problema della “morte opportuna”).

–    Nella scorsa Legislatura abbiamo costituito – per iniziativa di Marco Cappato e con la “regia” di Matteo Mainardi – un “Intergruppo Eutanasia” cui hanno aderito 240 fra deputati e senatori di diversi orientamenti politici. L’apporto dell’Intergruppo è stato determinante per giungere alla approvazione della legge sul Testamento Biologico: una riforma di grande rilevanza, che consentirà a tanti malati gravissimi di morire con dignità invece di suicidarsi (credo che la mia insistente denuncia sui 1.000 malati che ogni anno si suicidano non potendo ricorrere alla eutanasia – fra loro, mio fratello Michele – abbia contribuito a far capire l’urgenza di leggi “umane” sul fine vita). Ora siamo faticosamente partiti per costituire un nuovo Intergruppo, che in questo caso avrà come obiettivo unico e dichiarato la legalizzazione della eutanasia. Ad oggi siamo solo a 34 iscritti, ma contiamo di ottenere presto nuove adesioni.
–    Stiamo rivedendo, per aggiornarla agli sviluppi degli ultimi cinque anni, la nostra pdl sulla eutanasia, per depositarla al più presto.
–    A breve presenterà un ddl sulla eutanasia il senatore 5 Stelle Matteo Mantero, già primo firmatario della legge sul testamento biologico. Gli siamo molto grati per la sua sensibilità democratica.

Questi i nostri piani di combattimento. Chi vuole aiutarci, magari sensibilizzando qualche amico parlamentare, sarà il benvenuto.

Per terminare, vale forse la pena di spiegare il perché della incostituzionalità dell’articolo 580 del codice penale: una questione che sono stato il primo a sollevare e motivare con questi argomenti, che riprendo da un mio vecchio articolo e che evidenzio con un diverso carattere.

L’articolo 580 fa parte del codice penale (detto anche “Codice Rocco” dal nome del Guardasigilli dell’epoca, Alfredo Rocco), emanato nel 1930: all’inizio di quelli che De Felice ha definito “gli anni del consenso” per il fascismo e solo un anno dopo la stipula del Concordato, che riconobbe privilegi senza precedenti alla Chiesa Cattolica. Ritengo dunque lecito ed appropriato – ricorrendo al linguaggio della mia giovinezza – definirlo un codice “clericofascista”.Lo “spirito” di questa norma è stato contraddetto e superato da molti articoli della nostra Costituzione, a partire dall’articolo 32 (“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”).
“Non a caso da allora, e soprattutto nei mitici anni Settanta, che furono la primavera dei diritti civili in Italia, moltissimi articoli di quel codice sono stati aboliti per adeguare la nostra normativa penale allo spirito del tempo. Sarebbe un elenco troppo lungo, per cui mi limito a citare i più noti: le norme contro l’infedeltà coniugale (adulterio e concubinato, con uno sfacciato trattamento preferenziale per gli uomini); il “matrimonio riparatore”; il “delitto d’onore”.Non mi sembra eccessivo definire “folle” una norma che prevede pene degne dei killer mafiosi per chi aiuta un malato consenziente a porre fine ai propri tormenti. In questo modo – fra l’altro – si lascia ai malati terminali una sola <uscita di sicurezza>: il suicidio.

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