Europe for Democracy: un’offensiva “sarrista” di iniziative popolari

Articolo di Lorenzo Mineo pubblicato su Radicali.it

C’è un punto chiave su cui i migliori contributi a questa Commissione ci mettono in guardia: nella sfida contro i nazionalismi, l’Europa si gioca la sua stessa sopravvivenza di comunità di Stati.
Non c’è dubbio che l’Unione Europea stia attraversando una crisi profonda. Ai duri colpi della Brexit e della guerra commerciale targata Trump, si aggiungono gli italianissimi problemi di finanza pubblica, che (non certo da oggi, ma certo oggi più di prima) acuiscono i rischi sulla tenuta della moneta unica.
Oltre i temi economici, le stesse libertà fondamentali alla base dell’Unione scricchiolano. Non solo le dilaganti violazioni dell’Ungheria, in certi casi assimilabili a quelle di altri paesi dell’est Europa. Persino la libertà di movimento è compromessa dalla sospensione dello spazio Schengen, di cui i primi artefici sono proprio i paesi occidentali, pronti ad agitare lo spauracchio dei flussi migratori e dell’allarme sicurezza per rispristinare il controllo sui confini.
Questo scenario di crisi si presenta proprio alle porte delle europee del 2019. Un’Europa diffusamente percepita in tutte le sue debolezze e incapacità di governo dei grandi fenomeni globali, è una ghiotta occasione offerta a quegli imprenditori della politica che ci ostiniamo a chiamare “populisti”, leader senza scrupoli che hanno gioco facile a denigrare l’Europa per massimizzare la propria fetta di consenso nel mercato delle elezioni.

Che fare, dunque? Quale strategia mettere in campo per un movimento politico che voglia garantire un futuro alla costruzione europea?
Per rispondere con una metafora calcistica, verrebbe da dire che “la miglior difesa è l’attacco”: filosofia ben incarnata dall’allenatore Maurizio Sarri, che con il suo calcio innovativo si è conquistato non solo il riconoscimento del pubblico, ma anche quello dell’Enciclopedia Treccani. Con il termine sarrismo, vocabolo dell’anno introdotto dalla Treccani, si intende infatti “la concezione del gioco del calcio propugnata dall’allenatore Maurizio Sarri, fondata sulla velocità e la propensione offensiva”.
Se Sarri allenasse l’Unione Europea, avrebbe capito che nella durissima partita contro il ritorno dei nazionalismi, non servirà a molto schierare la difesa a catenaccio, ma occorrerà scendere in campo con una linea d’attacco ancora più aggressiva degli spregiudicati avversari.

Fuor di metafora, nella proposta politica radicale la critica e l’attacco all’attuale assetto intergovernativo dell’Europa vanno persino anteposti alla difesa dell’Europa così com’è. Per quanto pace e prosperità siano conquiste secolari di enorme importanza, per convincere i cittadini Europei che andare avanti nella costruzione dell’Europa politica è meglio che tornare indietro, non basterà costruire una narrativa autoconsolatoria basata sul passato, ma si dovrà mettere in campo una vera e propria campagna politica per la riforma dell’Europa in senso democratico e federalista, che vada oltre l’UE di oggi.

“Salviamo l’Europa dagli europeisti”, titolava con intelligente provocazione un editoriale di Luigi Zingales sul Sole 24 ore nel 2017. L’economista osservava che “i veri nemici dell’Europa non sono i movimenti populisti, ma i cosiddetti europeisti che occupano le stanze del potere europeo. Sono loro che non riconoscono quello che gli stessi padri fondatori dell’euro hanno ammesso: che la moneta unica è stata concepita senza le istituzioni necessarie per farla funzionare. Quasi vent’anni dopo (e dopo una profondissima crisi) queste istituzioni non sono state create”. Zingales ci fa banalmente notare che senza porre il tema scottante del vuoto istituzionale che crea un enorme deficit democratico tra la tecnocrazia di Bruxelles e i cittadini europei, la bandiera dell’europeismo resterà perdente nella percezione popolare.

Del resto l’assenza di un potere politico forte, responsabilizzato dal voto dei cittadini, è sempre stato il grande atto d’accusa di Marco Pannella verso l’establishment europeo. Emblematica è la scritta che appariva su un cartellone da lui brandito in una manifestazione del ’91: “President elu – gouvernement responsable – parlament constituant – Etats-Unis d’Europe”. Quattro priorità secche, che oggi come allora indicano la via delle riforme per l’Europa federale.

Vorrà Più Europa adottare queste priorità e farne il proprio manifesto politico, compiendo finalmente un salto di qualità da partito europeista a movimento federalista europeo? Dipenderà in larga misura dalla capacità dei radicali di trascinarla su questo obiettivo: sviluppi su cui questo congresso ha limitata voce in capitolo.

Radicali Italiani dovrebbe però nel frattempo rilanciare l’obiettivo del federalismo europeo, attraverso una campagna di iniziativa popolare esplicitamente votata alla riforma dell’Unione. La democrazia diretta è una componente essenziale per far sentire le persone parte di un processo politico, risvegliare il loro senso di appartenenza a una comunità. In un momento di diffusa disillusione verso le istituzioni europee, la leva dell’ICE, l’iniziativa popolare dei cittadini europei, ha il doppio valore di mettere in campo un’iniziativa politica e dare rilievo alla cittadinanza europea con l’attivismo civico e la partecipazione popolare.

“Europe for democracy” sarebbe un buon titolo per un pacchetto di iniziative popolari di questo genere, andando a riecheggiare la piattaforma transnazionale “Science for democracy” messa in campo dall’Associazione Coscioni per portare avanti la battaglia sulle libertà scientifiche. Iniziative popolari tematiche sulle riforme istituzionali europee, si affiancherebbero in questo quadro ad altre ICE sui temi più vari: da Welcoming Europe, alla ricerca scientifica, all’antiproibizionismo sulle droghe (su quest’ultimo caso, a titolo personale e in collaborazione con la Coscioni, ho iniziato un lavoro di coordinamento con attivisti europei, per dare corpo nei prossimi mesi a una ICE sulla legalizzazione della cannabis. Rimando qui al contributo pubblicato per la commissione giustizia per maggiori informazioni: https://docs.google.com/document/d/1-Tqq0W3zG-7K5Qx5_focCjHWq4kfWBfNwSjRjTsJ5iI/edit?fbclid=IwAR3R-fWHUOQGfkMFzlAacMoALhlw8XKx_aH_2NempKwKk1i-8fs6brs5s-4#heading=h.gjdgxs).

L’idea di una ICE sull’elezione diretta del presidente della Commissione, suggerita da Matteo Mainardi (http://www.radicali.it/rubriche/commissione_europa_2018/nonviolenza-e-iniziative-popolari-il-contributo-di-radicali-italiani-per-unalternativa-federalista-europea-e-liberale-ai-nazionalismi/), si iscriverebbe a pieno titolo in una campagna “Europe for democracy”, così come la proposta di una nuova costituente europea. Sarebbe naturalmente necessario un approfondimento tecnico per verificare la fattibilità giuridica di una ICE su questi temi. Si potrebbe naturalmente pensare a ICE diverse, purché il messaggio politico lanciato dal movimento resti quello di colmare il deficit di democrazia intrinseco nell’Europa intergovernativa e tecnocratica di oggi.

Fare dell’iniziativa popolare europea il cuore dell’attività politica di Radicali Italiani per il prossimo anno, vorrebbe dire mettere al centro le nostre concretissime proposte di riforma per l’Europa, su cui coinvolgere le forze politiche che vorranno starci, a partire da Più Europa ed oltre Più Europa.
Giocare all’attacco vuol dire anche questo: non basare la propria narrazione su scenari apocalittici da arrivo dei barbari, ma rispondere pan per focaccia a quel populismo che in nome del cambiamento propone lo sfascio. La sfida sarà dimostrare che siamo più credibili di loro nel proporre il cambiamento, perché conosciamo la direzione da prendere: quella di un’Europa democratica e federale. E siamo soprattutto più “radicali” di loro nella lotta all’ unico vero nemico di ogni riformatore: il mantenimento dello status quo.
È una sfida a lungo termine, che senz’altro va oltre la scadenza delle elezioni europee. Ma cominciare a cambiare modulo e schierare una formazione più offensiva, è il primo passo per vincere la partita. Citofonare Sarri per credere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *