140mila firme sull’eutanasia per svegliare il Parlamento

Newsletter Associazione Luca Coscioni

Abbiamo caricato 113 tavolini sulle spalle, scatoloni con volantini e moduli in braccio e abbiamo riempito le piazze di 56 città.

Tutto questo succedeva tra il 22 e il 24 marzo, quando in tre giorni abbiamo parlato di Eutanasia Legale per le strade d’Italia con migliaia di cittadini e abbiamo raccolto ulteriori 7.500 firme a sostegno della discussione della legge. Questa mobilitazione non sarebbe stata possibile senza i 450 volontari che si sono mobilitati in tutto il Paese e senza chi ha deciso di donarci anche solo 10 euro per produrre e spedire il materiale.

Eppure, nonostante le oltre 140mila firme raccolte finora, nonostante il richiamo al Parlamento della Corte costituzionale, nonostante i due processi sospesi di Mina Welby e Marco Cappato, nonostante anche da membri del Governo e dal Presidente della Camera arrivino solleciti, la Camera e il Senato rimangono totalmente indifferenti.
Il tempo passa. Manco poco alla scadenza del 24 settembre 2019, quando scadrà il termine che la Corte Costituzionale ha dato al Parlamento per estendere le tutele costituzionali anche alle libertà fondamentali delle persone che chiedono di essere aiutate a porre fine alla propria vita, a causa di una condizione di sofferenza insopportabile nel quadro di una malattia irreversibile.

Nel frattempo, in forma non anonima, dal 15 marzo 2015 ad oggi, l’Associazione Luca Coscioni ha ricevuto 649 contatti da parte di persone che chiedono informazioni per ottenere il suicidio assistito in Svizzera: quasi 13 al mese.

Come dichiarato ai giornalisti da Marco Cappato, “evidentemente i capi, capetti e capitani dei partiti italiani continuano ad avere cose che ritengono più importanti sulle quali inscenare le loro risse quotidiane”. Per questo insieme a Filomena Gallo ha scritto sia a Luigi Di Maio che a Nicola Zingaretti per chiedere un incontro, per verificare se almeno il Movimento Cinque Stelle e il Partito democratico intendano prendere sul serio la questione, o se invece preferiscano lasciar passare inutilmente le settimane e i mesi in modo da ripassare irresponsabilmente la palla alla Corte costituzionale.

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