L’Associazione Luca Coscioni audita sull’eutanasia alla Camera

Articolo pubblicato sul blog di Matteo Mainardi sul sito dell’Associazione Luca Coscioni

E’ da poco terminata una nuova giornata di audizioni degli esperti sulla morte medicalmente assistita nelle commissioni riunite Giustizia e Affari sociali.

Purtroppo la diretta dei lavori è stata avviata al termine degli interventi di Filomena Gallo e Mario Riccio (in rappresentanza dell’Associazione Luca Coscioni) e della Società italiana per la bioetica e i Comitati etici (SIBCE). Per questi interventi non riesco quindi a fornirvi un resoconto, salvo allegare alla presente i documenti depositati da Gallo e Riccio.

Altri auditi, di cui è invece stata garantita la diretta, sono Assuntina Morresi per il Movimento per la vita e Patrizia Borsellino, professore ordinario di Filosofia del diritto presso il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e presidente del Comitato per l’etica di fine vita. Successivamente, l’Associazione italiana di dietetica e nutrizione medica (ADI), l’Associazione Scienza&Vita e la Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (SINuC). A seguire un resoconto prodotto da chi scrive dei loro interventi rimandando alle registrazioni per una maggiore completezza.

Assuntina Morresi (Movimento per la Vita). Non ci sono differenze tra eutanasia e suicidio assistito. Si tratta di morte medicalmente assistita. La scelta di vivere può essere equiparata a quella di morire? E’ possibile dare lo stesso peso alle scelte di fine vita e alla scelta di vivere? Finora il nostro ordinamento si è orientato verso il favor vitae. Il suicidio non è vietato, ma il nostro ordinamento mette un cordone di sicurezza per tutelare la vita intorno alla persona punendo chi lo aiuta o lo istiga. Tutelare la scelta di vivere così me la scelta di morire non ci permette più di prevenire suicidi e di eliminare o ridurre la recidiva dei tentati suicidi. Questo perché se morire è un diritto, io non posso più prevenire un suicidio, venendo a cadere anche i concetti solidaristici sul punto.
(Dopo essersi arrampicata su strani parallelismi con l’impossibilità di non far suicidare una persona in carcere e sugli scioperi della sete di Marco Pannella che, se passasse la legge, non avrebbero più alcun senso perché nessuno gli potrebbe dire “bevi”, continua) Chi stabilisce la sopportabilità della sofferenza? Chi dice che il dolore per la morte di un figlio o la perdita di un compagno sia minore di quella di una malattia neurologica? Chi dice che una condizione è sopportabile o meno? E’ un dato soggettivo e il legislatore può solo discriminare scegliendo. Tutto ciò, specifica, non ha a che fare con il rifiuto o la rinuncia alle cure che sono fuori di discussione.
Attenzione. Auspico che il Parlamento intervenga sulla l. 219/2017 per chiudere le porte alla morte medicalmente assistita. Si può ragionare sul 580 c.p. prevedendo in alcune condizioni una distinzione di sanzioni attenuate. No alla depenalizzazione totale per non scalfire il principio solidaristico.
Che cos’è la libertà? Possiamo riconoscere chi vede nella libertà la distruzione di sé? La tua persona è libera quando innanzitutto vive. Non c’è libertà se tu ti distruggi. Ci sono persone che si sono suicidate per la perdita della casa nel terremoto. Parlare di sofferenza insopportabile significa prima o poi essere nell’impossibilità di opporsi a qualsiasi tipo di richiesta. Nessun legislatore potrà mai decidere sulla sofferenza di una persona. Mia madre ha 92 anni. E’ caduta, si è rotta le costole e tutti si sono attivati intorno a lei. La volontà di mia madre di morire è chiara, vuole raggiungere mio padre, ma noi le stiamo vicini.

Patrizia Borsellino (Comitato per l’etica di fine vita). Apprezzamento per l’avvio della discussione sull’aiuto a morire. La legge non dovrà essere improntata all’idea di una affermazione di un preteso diritto alla morte. Dovrà superare la contrapposizione con il diritto alla vita puntando invece a garantire il diritto alla dignità del morire a individui per cui la morte rappresenta l’unica strada per liberarsi dalla propria condizione. L’ordinanza ci è d’aiuto. La Corte ha assunto una posizione a favore della tesi che l’aiuto al suicidio non è compatibile con la costituzione.
Ci sono condizioni, ben delineate, per cui non vi sono terapie salvavita rifiutabili e le cure palliative non sono un’alternativa spendibile perché non rispondono all’appropriatezza delle cure. La disciplina dell’aiuto a morire, è qui necessaria.
Delle due proposte di legge, la Cecconi ha seguito la strada dell’innesto nella 219. La pdl popolare non è sufficiente perché risponde solo al piano penalistico. In entrambe va apprezzato il riferimento all’eutanasia e non solo al suicidio assistito. Merita apprezzamento l’inserimento dell’atto nella relazione di cura. Entrambe non chiariscono le definizioni di eutanasia così come di suicidio assistito. Non sono previste le modalità con cui accertare la volontà della persona.
Unico rilievo critico della Cecconi: collocare disciplina dentro la 219. Previsione non considerata in entrambe: l’obiezione di coscienza.
(Vi è poi una risposta all’intervento di Morresi) parlare genericamente di suicidi o di sofferenza oltre ciò che chiedono le pdl depositate è un’operazione di distrazione. La nostra Costituzione ha un’impronta solidaristica ma anche personalistica. Ha un forte peso l’idea che un individuo può dar forma alla propria esistenza in base ai valori che le sono propri. Afferma l’uguaglianza ma all’art. 3 pone anche il dovere di rimuovere gli ostacoli alle scelte libere. La solidarietà deve supportare le scelte, non fagocitarle.
La legge che tutela tutti non eleva a principio giuridico coattivo scelte valoriali che sono solo di una parte della società. La Corte parla di laicità.

Giuseppe Malfi, presidente Associazione italiana di dietetica e nutrizione medica (ADI), così come il consigliere Sandri della Società italiana di nutrizione clinica e metabolismo (SINuC). La battaglia per il riconoscimento di idratazione e nutrizione artificiali come trattamenti sanitari è stata vinta con la legge 219. Le disposizioni in materia di eutanasia non toccano idratazione e nutrizione, quindi non vi sono rilievi.

Gambino, presidente Scienza&Vita. Non mi soffermo sulla pdl popolare perché non in linea con l’ordinanza della Corte. Di fronte all’ordinanza il Parlamento può anche scegliere di rivedere la 219 senza riprendere le indicazioni da un organo non legislativo come la Corte costituzionale. Il parlamento può fare una proposta non in linea con l’ordinanza per poi lasciare le valutazioni alla Corte.
Se si deve aprire un dibattito, lo si faccia a prescindere dalla Corte, perché non è un organo legislativo e interviene dopo. Arrivare alla possibilità di dare la morte è un tradimento del codice deontologico.

Prossime audizioni alle ore 9.15 di giovedì 11 aprile.

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