Perché ho portato la mia pianta di Cannabis in Parlamento?

Articolo pubblicato sul mio blog nel sito dell’Associazione Luca Coscioni

Il 25 giugno, nell’ambito della disobbedienza civile IoColtivo coordinata da Meglio Legale e sostenuta anche dall’Associazione Luca Coscioni, mi sono recato a Montecitorio con una pianta di cannabis coltivata sul mio terrazzo nelle 9 settimane precedenti.

Per rispondere al perché ho portato la mia pianta di Cannabis in Parlamento, mi devo presentare: sono uno dei 6 milioni di consumatori saltuari o abituali di Cannabis in Italia e da 3 mesi sono uno dei 100mila italiani che autocoltivano per uso personale. Come già detto in un post precedente, autocoltiviamo principalmente per due ragioni:

  1. la sicurezza della sostanza che consumiamo, perché attraverso il mercato nero il consumatore non sa come sta assumendo. Indagini hanno dimostrato come le sostanze in circolazione vendute come “Cannabis” in realtà contengono lacca, lana di vetro e piombo.
  2. riteniamo intollerabile che dietro il nostro consumo ci sia una filiera criminale fatta di ingranaggi che rovinano la vita a migliaia di ragazzini italiani imbrigliati in un sistema di ricatti e debiti con i fornitori quando non di dipendenza da altre sostanze.

La disobbedienza civile non è il primo passo di questo percorso. Con Radicali Italiani e l’Associazione Luca Coscioni quattro anni fa abbiamo consegnato alla Camera dei Deputati 67mila firme autenticate per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare. A quella iniziativa sono seguiti appelli, incontri, manifestazioni e dibattiti da cui non è mai scaturito nulla. Esauriti gli strumenti democratici, la disobbedienza civile e la messa in discussione della nostra libertà personale è rimasta l’ultima strada da percorrere.

La mia e la nostra non è una sfida alle forze dell’ordine e alla magistratura. Chiediamo invece a gran voce un’assunzione di responsabilità al Parlamento che da trent’anni non mette mano al Testo Unico Stupefacenti nonostante l’evidenza del fallimento della repressione e l’infondatezza scientifica di questa.

Il pericolo davanti a noi non sono coloro che apertamente contrari si oppongono a qualsiasi discussione ma coloro che, favorevoli sulla carta, non muovono un dito in Parlamento. Abbiamo figure istituzionali precise che, se solo lo volessero, potrebbero far partire già a settembre una discussione sulla legalizzazione della Cannabis. A loro mi appello. Nel campo della maggioranza questi rispondono ai nomi di Federico Fornaro (capogruppo LeU), Davide Crippa (capogruppo M5S), Graziano Del Rio (capogruppo PD) e Maria Elena Boschi (capogruppo Italia Viva).

Se un dibattito parlamentare sui danni della repressione non parte, la responsabilità è di questi quattro parlamentari. Basterebbe uno solo di loro per far aprire un dibattito.

Per quanto mi e ci riguarda, non ci fermeremo. Per questo sono già pronto a riniziare a coltivare nonostante sia nel registro degli indagati.

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