Il terriccio per la coltivazione è la soluzione che utilizzo io, la più naturale e quella che quindi non richiede vagonate di fertilizzanti. Nel terreno attecchiscono e si sviluppano le radici. Tra materiali inerti, sostanze organiche e minerali, queste traggono i nutrimenti per crescere e fiorire. Ciò che consumiamo, parte da qui.

I terricci “pronti”

I terricci come quello della BioBizz All-Mix, sono specifici per la canapa e costano poco meno di 20 euro. Personalmente non li ho mai utilizzati, so solo che in tanti si trovano bene ad usarli. C’è anche una versione con più azoto (light mix) per chi usa semi autofiorenti rapidi.

La ricetta che uso

Ho provato fin qui tre diverse ricette per i miei terricci. Nel rimettermi a coltivare partirò da un terriccio universale senza torba a cui aggiungerò un terzo di fibra di cocco, un decimo di humus, 5 grammi di calce idrata ogni litro di terriccio utilizzato, un paio di manciate di argilla espansa a ph controllato e un concime naturale a lento rilascio.

La fibra di cocco viene venduta disidratata e compressa. Per utilizzarla bisogna bagnarla: attenti che nel reidratarsi cresce tanto!

Consiglio di usare una quantità di concime inferiore a quella indicata sulle confezioni dei prodotti. Si può sempre aggiungere fertilizzante in caso di bisogno, ma non è possibile sottrarlo al terriccio una volta inserito.

Fatto il substrato, ci mettiamo la vita, che ci aiuterà al posto di tanti prodotti chimici: micorrize che si svilupperanno intorno alle radici aiutandole ad assorbire i nutrienti; qualche porcellino di terra che ci aiuterà a decomporre la materia vegetale in eccesso evitando l’insorgere di muffe; uno o due lombrichi per ogni vaso che ci aiuteranno ad areare il terreno.

Questi animaletti, senza il nostro aiuto, per tutta la crescita della pianta lavoreranno nel terreno fornendo continuamente nutrienti per le radici.

L’humus

L’humus è troppo spesso sottovalutato da chi coltiva cannabis in grow box o in balcone, quindi voglio spendere qualche parola in più.

L’humus è un un grande serbatoio di riserva di elementi fertilizzanti, che vengono a poco a poco ceduti nel terreno, arricchendolo continuamente. Non è altro che il prodotto della decomposizione di materiali di origine animale e vegetale (letame, rifiuti organici, residui vegetali di altre colture, ecc.). Non essendo assimilabile dalle piante direttamente, ma solo una volta decomposto per opera dell’attività dei batteri del terreno, si comporta come un vero e proprio concime a lento rilascio.